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	<title>Zamenhof.it</title>
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	<description>Magazine indipendente di musica, arte e cultura</description>
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	<language>it-IT</language>
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		<title>Primavera Sound 2013</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 14:03:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Nerini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ebbene sì, anche noi Zamenhof siamo stati al Primavera Sound. Siamo tornati da pochi giorni e come avrete notato ogni webzine che si rispetti o meno ha cagato fuori il &#8230;</p><p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ebbene sì, anche noi Zamenhof siamo stati al Primavera Sound.</p>
<p>Siamo tornati da pochi giorni e come avrete notato ogni webzine che si rispetti o meno ha cagato fuori il proprio reportage del festival. Anche noi abbiamo qualcosa da dirvi anche se ci sembra inutile riscrivere come tutti le ennesime 800 parole su i Wild Nothing che hanno fatto schifo, Nick Cave che è una bomba come al solito e che Mac DeMarco è un bel manzo. Quindi, per darvi un&#8217;idea sull&#8217;evento, tralasciando le ovvietà, abbiamo deciso di elencarvi i 10 concerti che secondo noi hanno costituito l&#8217;essenza di questa edizione.</p>
<h2>The Bots</h2>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="529" src="http://www.youtube.com/embed/Qnf2ZGQzIxs?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<hr />
<h2>OM</h2>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="529" src="http://www.youtube.com/embed/urrymSIlkOg?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<hr />
<h2>Titus Andronicus</h2>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="529" src="http://www.youtube.com/embed/5yZbi3kYs1g?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<hr />
<h2>Meat Puppets</h2>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="529" src="http://www.youtube.com/embed/hLNzdVLqOv0?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<hr />
<h2>Wu-Tang Clan</h2>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="529" src="http://www.youtube.com/embed/7osod9d0BkQ?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<hr />
<h2>Dinosaur Jr</h2>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="529" src="http://www.youtube.com/embed/RzZ5HWgkqmM?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<hr />
<h2>Fuck Buttons</h2>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="529" src="http://www.youtube.com/embed/J1AqKkuToqk?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<hr />
<h2>Bob Mould</h2>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="705" src="http://www.youtube.com/embed/IofcZOrIS6U?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<hr />
<h2>MBV</h2>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="529" src="http://www.youtube.com/embed/8dBVgm1OpDU?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<hr />
<h2>Hot Snakes</h2>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="529" src="http://www.youtube.com/embed/JJvQHFAbLsk?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>La Bande Destinée, l&#8217;agenzia che disegna per le aziende</title>
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		<pubDate>Fri, 31 May 2013 12:47:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamenhof Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fumetti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Questa cosa che state per leggere è l&#8217;ennesima, e probabilmente inutile, dimostrazione del fatto che se volete lavorare con il fumetto dovete andare in fretta ad abitare in Francia, possibilmente &#8230;</p><p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questa cosa che state per leggere è l&#8217;ennesima, e probabilmente inutile, dimostrazione del fatto che se volete lavorare con il fumetto dovete andare in fretta ad abitare in Francia, possibilmente a Parigi. Massimo Colella ci è arrivato nel 2001, dopo una scuola di design milanese e qualche anno a Londra. Nel 2007 insieme a Patrick Lemerle ha fondato La Bande Destinée, agenzia di comunicazione che trasforma il classico pieghevole aziendale in un fumetto d&#8217;autore ed il più triste dei video d&#8217;impresa in un cartone animato. A disegnare sono alcuni dei talenti italiani espatriati oltralpe e non solo, i clienti sono grandi aziende che possono permettersi il vezzo di una newsletter fumettata o di un&#8217;animazione stilosa che spiega come comportarsi in caso di incendio nella friggitrice.</p>
<p>Per alleggerire la comunicazione interna, sdrammatizzando e rendendo più digeribili argomenti spesso ostici per non dire pallosissimi, La Bande Destinée si affida allo stile franco-belga e si ispira al filone del fumetto demenziale francese (Fluid Glacial), nel portfolio ci sono SFR, Mc Donald&#8217;s, Renault, Sanofi.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4594" alt="la-bande-destinee-lagenzia-che-disegna-per-le-aziende_1" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/la-bande-destinee-lagenzia-che-disegna-per-le-aziende_1.jpg" width="640" height="440" />Slides, video, plaquette, newsletter e anche veri e propri fumetti. Supporti per la comunicazione e per la formazione dei dipendenti delle società più disparate. Per il gruppo Webhelp, call center da 16.500 impiegati in 16 paesi, crea una pubblicazione mensile di 15 pagine con una storia a puntate. Ogni tanto spunta qualche aneddoto edificante sulla necessità di fare team building e sull&#8217;utilità di utilizzare la chat aziendale per proporre alla direzione nuove idee e soluzioni. Ultimamente l&#8217;agenzia si dedica sempre di più alle animazioni: &#8220;una comunicazione efficace a costi ragionevoli&#8221; spiegano nel loro sito, che l&#8217;azienda petrolifera Total e il colosso del call center Webhelp utilizzano per illustrare progetti interni e per raccontare la storia del gruppo.</p>
<div class="entry-content-asset"><iframe src="http://player.vimeo.com/video/32847033" width="640" height="480" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></div>
<p>Nel 2006 a Parigi Massimo Colella ha conosciuto Gipi, che in quell&#8217;anno aveva vinto la Fauve d&#8217;Or al festival di Angoulème con Appunti per una storia di guerra. Il disegnatore pisano gli ha presentato Igort (fumettista italiano diventato editore nel 2000 con Coconino e definito unanimemente l&#8217;artefice della rinascita del fumetto d&#8217;autore in Italia), che da tanti anni vive e lavora tra Cagliari e la capitale francese. Igort ha permesso a Massimo di entrare in contatto con il gruppo dei fumettisti italiani espatriati a Parigi: Manuele Fior, Alessandro Tota, Giacomo Nanni, Luigi Critone e Piero Macola. Oltre a loro ci sono Julien Flamand, Ausonia, Bardamu, Thomas Cadène, Elfo e altri. Tutti hanno accettato di collaborare in varie modalità, sfruttando le conoscenze nel giro della comunicazione messe insieme con 10 anni di esperienza tra Londra e Parigi, La Bande Destinée ha ottenuto successo e soprattutto si è assicurata una rete di collaboratori di primissimo livello. La plaquette con il portfolio dell&#8217;agenzia, per dire, è illustrata da una tavola di Manuele Fior. Il marchio dei due tipi loschi su sfondo giallo, riprodotto sul muro dello studio di cité Riverin, nel X arrondissement, è diventato quello dei primi che offrono una comunicazione così poco convenzionale.</p>
<p>Adesso l&#8217;idea di Massimo è quella di produrre una serie animata disegnata da Giacomo Nanni, ha già preparato un progetto da lanciare su una piattaforma di crowdfunding per raccogliere fondi e tre episodi sono pronti. L&#8217;animazione è la tecnica che l&#8217;agenzia predilige in questo momento e La Bande Destinée comincia a lavorare a progetti slegati dalla comunicazione d&#8217;impresa per proporli alla tv.</p>
<p>Stay tuned, ce ne saran da vedere delle belle.<br />
<a href="http://vimeo.com/66390450" target="_blank">Teaser (video)</a></p>
<p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Ci pisciano in testa e ci dicono che James Blake piove</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 08:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Carletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Per oggi avevo in serbo qualcosa di più divertente, ma, sfortunatamente per voi, c’era un qualcosa nella riflessione pubblicata su questo sito qualche settimana fa (L&#8217;unica cosa buona che c&#8217;è &#8230;</p><p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per oggi avevo in serbo qualcosa di più divertente, ma, sfortunatamente per voi, c’era un qualcosa nella riflessione pubblicata su questo sito qualche settimana fa (<a href="http://www.zamenhof.it/musica/lunica-cosa-buona-che-ce-di-globale-e-la-simmetria-di-gauge/" target="_blank">L&#8217;unica cosa buona che c&#8217;è di globale, è la simmetria di gauge</a>) che continuava a tornarmi in mente. <a href="http://www.zamenhof.it/author/chepri-panzanella/" target="_blank">Chepri</a> si domandava giustamente com&#8217;è possibile che siamo divenuti, tutti, anche i più &#8216;alternativi&#8217;, così proni di fronte all&#8217;industria culturale e come uscire da questa situazione. L&#8217;idea era di ripiegare verso le forme storiche di attività controculturale: autoproduzione, consumo locale, circuiti indipendenti. Sarebbe bello se fosse così facile. La verità è che invece non esiste più una controcultura giovanile, perché i giovani stessi sono imbevuti di ideali capitalistici e collaborazionisti. Ci pisciano in testa e ci dicono che James Blake piove, e noi li lasciamo fare non per ingenuità, ma per cinismo. Ci beviamo ogni stronzata sui nuovi idoli pop soltanto perché la nostra generazione è capace soltanto di un tipo particolare di odio di classe, cioè quello verso la propria, in un&#8217;ideologia generalizzata dell&#8217;ascesa sociale e del successo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4587" alt="ci-pisciano-in-testa-e-ci-dicono-che-james-blake-piove_1" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/ci-pisciano-in-testa-e-ci-dicono-che-james-blake-piove_1.jpg" width="640" height="320" />Possiamo individuare due cause convergenti alla base di questo fenomeno. Da una parte c&#8217;è un mutamento dell&#8217;industria stessa, che ha saputo rendersi più simpatica al grande pubblico. I processi in gioco in questo ambito sono chiaramente complessi ma possiamo indicarne alcuni punti salienti. In primis, sono sorti nuovi ambiti d&#8217;impresa, come quella informatica, meno compromessi con gli storici dibattiti sullo sfruttamento del primo e del terzo mondo. Ad una produzione massificata di oggetti e aggeggi di plastica e acciaio è succeduto un mondo popolato da individui brillanti e creativi impegnati a produrre, tramite la realizzazione e il commercio di sogni, identità e desideri; il mondo di domani. Tutto questo è così cool che i tristi imprenditori novecenteschi sono ormai solo un ricordo; al loro posto ci sono ora imprenditori illuminati e visionari come Steve Jobs, capaci di assurgere al ruolo di benefattori mondiali (anche se non si sa bene per cosa).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-4588" alt="ci-pisciano-in-testa-e-ci-dicono-che-james-blake-piove_2" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/ci-pisciano-in-testa-e-ci-dicono-che-james-blake-piove_2.jpg" width="300" height="400" />Dall&#8217;altro lato (come rilevava qualche tempo fa questo splendido articolo del NY Times: <a href="http://www.nytimes.com/2011/11/13/opinion/sunday/the-entrepreneurial-generation.html" target="_blank">The Entrepreneurial Generation</a>) ci siamo noi: nuove generazioni talmente disilluse e sfiduciate che pur di ricominciare a sognare qualcosa abbiamo cominciato a credere in questa possibilità, chiaramente illusoria, di realizzare un mondo migliore guidati dai vari Zuckerberg di turno. Se i nostri predecessori ambivano ad essere santi, poeti, artisti noi ambiamo più modestamente a divenire tristi uomini d&#8217;affari. Quali meccanismi precisi ci abbiano fottuto così a fondo, è ancora difficile da dire, tuttavia è lampante che la cultura neoliberista del capitale umano ci ha invaso così in profondità che tutta le nostre vite sono ormai completamente risemantizzate in un lessico aziendalistico: i nostri amici e conoscenti sono diventati reti di contatti, le nostre capacità risorse, la nostra formazione un investimento, le nostre attività sono mercati in cui inserirci. I cosiddetti &#8216;hipster&#8217; non sono altro che l&#8217;avanguardia artistoide, sempre intenta a trafficare, produrre, scambiare e organizzare cose, di una generazione i cui status symbol, es. gli smartphone, sono tutti mutuati dai businessman.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4589" alt="ci-pisciano-in-testa-e-ci-dicono-che-james-blake-piove_3" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/ci-pisciano-in-testa-e-ci-dicono-che-james-blake-piove_3.jpg" width="640" height="467" />Non è, quindi, un caso che viviamo assediati da strumenti di marketing sempre più invasivi e perfezionati. Se un tempo chi ruotava attorno alla cultura indipendente sognava di veder sparire i circuiti &#8216;major&#8217;, proponendo forme alternative di circolazione dei beni, al giorno d&#8217;oggi sogna invece di collaborare con la Nike, visto che condividono la stessa cultura. La stessa logica ultra-competitiva del turbocapitalismo anni Ottanta, ha infatti lasciato il posto alla collaborazione come pratica commerciale del futuro, in un capitalismo dell&#8217;amicizia o, meglio, di un suo surrogato facebookiano. Dalla musica ai vestiti, le aziende più importanti sono ben felici di appoggiarsi a quelle emergenti e innovative per rinnovare la propria immagine e accedere a nuove nicchie di mercato, mentre, da parte loro, quelle più &#8216;indipendenti&#8217; in questo modo riescono ad allargare il loro giro d&#8217;affari. Il prezzo da pagare è che non esiste più un&#8217;alternativa alla cultura mainstream, ma solo un mostruoso frankenstein fatto da cadaveri di underground e mainstream.</p>
<p>Tuttavia la conseguenza peggiore di questa situazione è la sterilità politica delle nuove generazioni di cui l&#8217;hipster eco-bio è l&#8217;avanguardia culturale. Se ad eccitare i punk, i rockers, e i rappers di un tempo erano visioni ingenue e velleitarie di rinnovamenti sociali e politici che investivano la società nel suo profondo, noi giovani, hipster o meno, non riusciamo a svincolarci da una mentalità angusta e bottegaia per cui al massimo l’unica cosa che programmiamo di riformare sono i font del PD. Mai avrei pensato di dirlo, ma Dio sia lodato per la cultura visiva demodé e trash della nostra classe politica e imprenditoriale. Se Renzi non sguazzasse nella sua provincialità segnata dal connubio Hogan&amp;lampredotto, ma avesse l’aplomb nerd-chic di Steve Jobs a quest’ora gli studenti delle accademie sarebbero tutti in prima fila con lui a chiedere lo smantellamento dell&#8217;articolo 18, perché in un mondo di creatività il posto fisso è noioso.</p>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="705" src="http://www.youtube.com/embed/5VnwL4-Ghn0?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Segnalazioni musicali di aprile: Indie, rock e pop</title>
		<link>http://www.zamenhof.it/musica/segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop/</link>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 14:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamenhof Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p><p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="one-third"><img class="alignnone size-full wp-image-4564" alt="segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop_1" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop_1.jpg" width="480" height="480" /></div>
<div class="two-thirds column-last">
<h2 class="artist">Born Ruffians</h2>
<h3 class="album">Birthmarks</h3>
<h4 class="label">Paper Bags Records</h4>
<p>Quarto LP all&#8217;attivo per il gruppo canadese.<br />
A questo giro le armonizzazioni vocali, elemento centrale nella loro struttura compositiva, vengono leggermente meno rispetto a lavori come Red, Yellow &amp; Blue.<br />
In ogni caso le linee vocali sono molto belle, come sempre.<br />
Buona prova.</p>
<p><strong>Needle »</strong> <a href="http://youtu.be/GQGoLBqgNVM" target="_blank">youtu.be/GQGoLBqgNVM</a><br />
</div><div class="clearfix"></div>
<hr />
<div class="one-third"><img class="alignnone size-full wp-image-4565" alt="segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop_2" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop_2.jpg" width="480" height="480" /></div>
<div class="two-thirds column-last">
<h2 class="artist">Thee Oh Sees</h2>
<h3 class="album">Floating Coffin</h3>
<h4 class="label">Castle Face Records</h4>
<p>Qua parla un fan della produzione della In The Red.<br />
Quindi qualcuno che adora il garage moderno, la nuova onda, dai Sic Alps a White Fence.<br />
Questo disco ci rientrerebbe in pieno.<br />
Invece no.<br />
Ha l&#8217;enorme difetto di essere pesantissimo, di ripetere la stessa, identica formula per brani di 4-5 minuti.<br />
La chiave di quel garage è l&#8217;essere catchy sopra ogni cosa.<br />
Hanno proprio sbagliato il disco.</p>
<p><strong>Tunnel Time »</strong> <a href="http://youtu.be/WwmQp95DXes" target="_blank">youtu.be/WwmQp95DXes</a><br />
</div><div class="clearfix"></div>
<hr />
<div class="one-third"><img class="alignnone size-full wp-image-4566" alt="segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop_3" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop_3.jpg" width="480" height="480" /></div>
<div class="two-thirds column-last">
<h2 class="artist">Implodes</h2>
<h3 class="album">Recurring Dreams</h3>
<h4 class="label">Kranky</h4>
<p>Ma che bellezza!<br />
Ci sta il drone, rivisitato in un senso shoegaze più ampio, portato al limite.<br />
Ci sta la voce, che più di un sussurro è un lamento gutturale.<br />
Bellissime, bellissime chitarre.<br />
Uno dei dischi più belli usciti fino ad ora.</p>
<p><strong>You Wouldn&#8217;t Know It »</strong> <a href="http://youtu.be/7hMmegKlPoY" target="_blank">youtu.be/7hMmegKlPoY</a><br />
</div><div class="clearfix"></div>
<hr />
<div class="one-third"><img class="alignnone size-full wp-image-4567" alt="segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop_4" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop_4.jpg" width="480" height="480" /></div>
<div class="two-thirds column-last">
<h2 class="artist">Föllakzoid</h2>
<h3 class="album">II</h3>
<h4 class="label">Sacred Bones Records</h4>
<p>Tutto quel che tocca la Sacred Bones diventa oro.<br />
Guarda un po&#8217; che hanno trovato un gruppo in Cile che fa dell&#8217;ottimo krautrock.<br />
Ovviamente il disco è una bomba.<br />
9 è un pezzo della Madonna.</p>
<p><strong>9 »</strong> <a href="http://youtu.be/pz1jEsPWTUE" target="_blank">youtu.be/pz1jEsPWTUE</a><br />
</div><div class="clearfix"></div>
<hr />
<div class="one-third"><img class="alignnone size-full wp-image-4568" alt="segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop_5" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop_5.jpg" width="480" height="480" /></div>
<div class="two-thirds column-last">
<h2 class="artist">Kurt Vile</h2>
<h3 class="album">Wakin&#8217; on a Pretty Daze</h3>
<h4 class="label">Matador</h4>
<p>Vale più o meno lo stesso discorso dei Thee oh Sees.<br />
Con la differenza che Kurt Vile nella sua discografia non ha un album come Castlemania che ti fa dire: &#8220;vabbè dai, torna su un&#8217;etichetta che è un&#8217;etichetta e rinizierà a fare dischi belli&#8221;.<br />
Osannatissimo.<br />
Una ballata di 8 minuti e mezzo, title-track.<br />
Mediocre.</p>
<p><strong>Never Run Away »</strong> <a href="http://youtu.be/jR-eHTeXBKU" target="_blank">youtu.be/jR-eHTeXBKU</a><br />
</div><div class="clearfix"></div>
<hr />
<div class="one-third"><img class="alignnone size-full wp-image-4569" alt="segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop_6" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop_6.jpg" width="480" height="480" /></div>
<div class="two-thirds column-last">
<h2 class="artist">Cayucas</h2>
<h3 class="album">Bigfoot</h3>
<h4 class="label">Secretly Canadian</h4>
<p>Indie-pop megatropicale, megaestivo.<br />
Catchy è catchy, qualche soluzione è un po&#8217; obsoleta, quasi da Vampire Weekend di Contra, quando già anche loro quegli scambi col timpano li facevano suonare un po&#8217; vecchi.<br />
Tutto sommato godibile.<br />
Questo mese sono uscite due cose in Italia che eccezionalmente saranno recensiti in questa rubrica prettamente rivolta all&#8217;estero.<br />
Questo perché sono due cose che in Italia ne escono poche.</p>
<p><strong>Cayucos »</strong> <a href="http://youtu.be/deeq8HcWzzk" target="_blank">youtu.be/deeq8HcWzzk</a><br />
</div><div class="clearfix"></div>
<hr />
<div class="one-third"><img class="alignnone size-full wp-image-4570" alt="segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop_7" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop_7.jpg" width="480" height="480" /></div>
<div class="two-thirds column-last">
<h2 class="artist">Gazebo Penguins</h2>
<h3 class="album">Raudo</h3>
<h4 class="label">To Lose La Track</h4>
<p>Legna è stata una botta tremenda.<br />
Quelle belle chitarre, quelle belle linee di basso, i fusti registrati a parte dai piatti.<br />
Queste cose.<br />
Raudo è di più, Raudo è uno sforzo ulteriore.<br />
È come quando da piccolo prendevo un rametto e ci facevo la punta col coltello, togliendo prima la corteccia, poi levigando tutto: quasi tutte le volte lo affilavo troppo e irrimediabilmente la punta si rompeva.<br />
A volte però, raramente, calibravo bene ogni spuntata e la punta veniva una meraviglia.<br />
I Gazebo han fatto un lavoro simile con Raudo, in ogni suo limite.<br />
Gran bel disco.</p>
<p><strong>E&#8217; finito il caffè »</strong> <a href="http://youtu.be/HmIypOs5_Lo" target="_blank">youtu.be/HmIypOs5_Lo</a><br />
</div><div class="clearfix"></div>
<hr />
<div class="one-third"><img class="alignnone size-full wp-image-4571" alt="segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop_8" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/segnalazioni-musicali-di-maggio-indie-rock-e-pop_8.jpg" width="480" height="480" /></div>
<div class="two-thirds column-last">
<h2 class="artist">Machweo</h2>
<h3 class="album">Leaving Home</h3>
<h4 class="label">Flying Kids Records</h4>
<p>Una grande sensibilità, una grande voglia di produrre qualcosa che vada oltre ad uno stupido trend, che possa esprimere qualcosa.<br />
Che abbia una potenza narrativa nelle sue linee di basso incredibilmente potenti per il genere stesso, per gli arpeggi, i riverberi soffusi, la linea ritmica incredibile: bella, sensata.<br />
Per quanto poi si tratti di musica estremamente semplice; questo non è rilevante.<br />
Un piccolo Shlohmo, metà modenese e metà salentino.<br />
Strano eh?<br />
Discone.</p>
<p><strong>Looonely »</strong> <a href="https://soundcloud.com/machweo/looonely" target="_blank">soundcloud.com/machweo/looonely</a><br />
</div><div class="clearfix"></div>
<p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Sboccia la poesia britannica</title>
		<link>http://www.zamenhof.it/storie/sboccia-la-poesia-britannica/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 15:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Franchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Gli ultimi due mesi, a differenza di molti altri, si sono rivelati un momento in cui vivere a Londra è ed è stata un&#8217;esperienza gratificante. Sorprendentemente dal punto di vista &#8230;</p><p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Gli ultimi due mesi, a differenza di molti altri, si sono rivelati un momento in cui vivere a Londra è ed è stata un&#8217;esperienza gratificante. Sorprendentemente dal punto di vista metereologico, per cui mentre voi eravate chiusi in casa nel mezzo al temporale a vedervi il concertone del Primo Maggio, noi eravamo seduti nel parco con una cassa di birre tiepide. Meno sorprendentemente, forse, con l&#8217;arrivo della primavera anche la nuova poesia inglese è in fiore.</p>
<p>Aprile e Maggio 2013 vedono il lancio di due delle migliori antologie di poesia contemporanea del Regno Unito: il terzo numero di Clinic Presents, celebrato con un reading-performance al Bussey Building di Peckham, lo scorso 27 Aprile, e il quinto volume di Stop Sharpening Your Knives, che sarà presentato al Servant Jazz Quarters il prossimo Martedì, 14 Maggio (<a href="https://www.facebook.com/events/116117465253645/" target="_blank">SSYK Presents: Emily Toder/Crispin Best/Kate Kilalea/Jack Underwood/</a>). Entrambe le occasioni sono eventi imperdibili per chiunque si interessi di poesia giovane e il pubblico londinese, che ha affollato il Bussey e di cui già è gremita la lista dei participanti Facebook per SSYK, dimostra di esserne ben consapevole.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4561" alt="sboccia-la-poesia-britannica_1" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/sboccia-la-poesia-britannica_1.png" width="640" height="464" />Clinic e Stop Sharpening Your Knives condividono l&#8217;intento di portare le migliori novità poetiche e artistiche ai nostri coetanei. Leggermente più &#8216;anziano&#8217;, SSYK nasce nel 2005 dalle menti di tre amici di Norwich: Jack Underwood, Sam Riviere ed Emily Berry, che si sono variamente rivelati poi negli anni tra le più autorevoli nuove voci poetiche inglesi. Ha pubblicato, tra i tanti, le vecchie conoscenze di Zamenhof Tim Cockburn (<a href="http://www.zamenhof.it/storie/apparizioni-nell-hotel-bentinck/">Apparizioni nell&#8217;Hotel Bentinck</a>) e Matthew Gregory (<a href="http://www.zamenhof.it/storie/trasmissioni/">Trasmissioni</a>).</p>
<p>Clinic Presents è il suo fratellino minore, ma non per questo meno capace di aggregare le migliori menti creative d&#8217;Inghilterra, sia in termini di collaboratori che di audience. Clinic nasce nel 2009 dai poeti Rachael Allen, Andrew Parkes e Sam Buchan-Watts e dell&#8217;artista e grafico Sean Roy Parker, tutti ex-studenti Goldsmiths che hanno avuto l&#8217;idea di lavorare insieme proprio in seguito ad un workshop di scrittura creativa condotto da Underwood. Le due antologie sono, quindi, da sempre legate da un rapporto stretto d&#8217;amicizia e stima reciproca, organizzano spesso reading congiunti (<a href="http://selectedpoems.wordpress.com/tag/stop-sharpening-your-knives/" target="_blank">Stop Sharpening Your Knives</a>) e si scambiano collaboratori.</p>
<p>Una particolarità di entrambe le antologie è quella di dedicare tanta attenzione all&#8217;aspetto visuale delle proprie pubblicazioni quanto alla scelta delle poesie; in ciascuno dei libri che compongono entrambe le serie, il testo scritto si alterna ad illustrazioni, fumetti e fotografie, che complementano la scrittura con uno stimolo visivo immediato che rende questi magazine immediatamente accessibili e allettanti, anche per il lettore nuovo, che ha poca conoscenza del campo specifico della poesia contemporanea. Un altro aspetto chiave è quello di considerare la poesia come una pratica aperta alla contaminazione di altre arti, in particolare la musica.</p>
<div id="attachment_4559" class="wp-caption alignleft" style="width: 320px"><img class="size-full wp-image-4559" alt="Il Bussey Building di Peckham, dove ha avuto luogo il lancio di Clinic III" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/sboccia-la-poesia-britannica_2.jpg" width="310" height="310" /><p class="wp-caption-text">Il Bussey Building di Peckham, dove ha avuto luogo il lancio di Clinic III</p></div>
<p>Al lancio di Clinic III, che si è tenuto nella Son Gallery, un&#8217;ala del Bussey Building generalmente dedicata ad esibizioni di artisti visuali, i reading di Emily Berry, Jonny Reid e Jack Underwood si sono infatti alternati ad un breve concerto di Mat Riviere (se ve lo siete perso nel suo tour Toscano, ecco il suo <a href="http://matriviere.bandcamp.com/" target="_blank">Bandcamp</a>) e ad una performance audiovisiva di Katherine Angel che presentava il suo libro <a href="http://www.amazon.co.uk/Unmastered-Book-Desire-Most-Difficult/dp/1846146674/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1368117120&amp;sr=8-1&amp;keywords=katherine+angel" target="_blank">Unmastered</a> assieme ad una piccola troupe di musicisti ed attori. Dato l&#8217;enorme entusiasmo che ha accompagnato la pubblicazione di Clinic III, per il 14 Maggio le aspettative sono altissime. Emily Toder, Crispin Best, Kate Kilalea e l&#8217;editor Jack Underwood si alterneranno, infatti, sul palco del Servant Jazz Quarters, in una serata che si prospetta assolutamente da non perdere.</p>
<p>Per un approfondimento ulteriore sulla scena poetica inglese vi rimando al <a href="http://www.mixcloud.com/radioeco/atp-all-tomorrows-parties-29042013-puntata-15/" target="_blank">podcast</a> dell&#8217;ultima impresa targata Zamenhof, 00Z, un angolo settimanale di pesate e altre curiosità all&#8217;interno di <a href="https://www.facebook.com/pages/All-Tomorrows-Parties-RadioEco/165546620136731?ref=ts&amp;fref=ts" target="_blank">All Tomorrow&#8217;s Parties</a>, curato dal nostro editor-in-chief <a href="http://www.zamenhof.it/author/francesco-nerini/">Francesco Nerini</a>.</p>
<p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Zamenhof incontra Luca Barcellona</title>
		<link>http://www.zamenhof.it/arte/zamenhof-incontra-luca-barcellona/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 11:43:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Missoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Luca Barcellona vive a Milano, ha 34 anni ed è un grafico e calligrafo freelance. Il suo curriculum artistico, ad oggi, annovera  collaborazioni e commissioni di notevole importanza come Nike, &#8230;</p><p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>Luca Barcellona</strong> vive a Milano, ha 34 anni ed è un grafico e calligrafo freelance. Il suo curriculum artistico, ad oggi, annovera  collaborazioni e commissioni di notevole importanza come Nike, Zoo York, Volvo, Universal e Sony BMG. Oltre ad aver preso parte a numerosi progetti indipendenti ed esclusivi (da citare la bellissima riproduzione di un mappamondo risalente al 1569 per il Museo Nazionale di Zurigo), i suoi lavori sono apparsi in svariate pubblicazioni: fra le ultime di questi anni, uno speciale sulla rivista americana &#8220;Letter Arts Review&#8221;, &#8220;Calligraphy and Graphic Design&#8221; di Marco Campedelli e i libri &#8220;Playful Type 2&#8243;, &#8220;Los Logos 5&#8243; e &#8220;Arabesque 2&#8243; editi da Gestalten. Ha lavorato e collaborato col mondo del cinema (&#8220;Io sono l&#8217;amore&#8221; di Luca Guadagnino, &#8220;Pauline Detective&#8221; di Marc Fitoussi) e della musica (Nina Zilli, Casinò Royale e lo splendido visual dello spettacolo per orchestra &#8220;C&#8217;era una volta a Roma&#8221; del 2011). Recentemente, inoltre, ha pubblicato la sua prima raccolta monografica &#8220;Take Your Pleasure Seriously&#8221; edita da Lazy Dog press.</p></blockquote>
<p>Siamo orgogliosi di intraprendere con lui questo piccolo viaggio alla scoperta dell&#8217;arte calligrafica; disciplina artistica particolare, inserita in un limbo tra artigianalità e innovazioni digitali, tra antica manualità e soluzione contemporanea.</p>
<p><strong>Il tuo trascorso da writer ha sicuramente influenzato le scelte stilistiche che ora troviamo anche nei tuoi lavori più recenti, uno su tutti la raccolta &#8220;Take your pleasure seriously&#8221;. Cosa significa per te la scena urbana in ambito artistico?</strong><br />
Assolutamente si. Il writing ha influenzato la mia attitudine nella vita ma anche nel disegno delle lettere. È ovvio che dopo anni di sketch e di outline ci sono cose che vengono molto naturali, come collegare due lettere fra loro in più modi, avere delle sensazioni fisiche nel bilanciare una scritta o una composizione che non considero terminata fino a quando non provo un senso di benessere, davvero. Senza entrare nei particolari, credo che quello che c&#8217;è di interessante nell&#8217;arte per strada è che si appropria dello stesso linguaggio della pubblicità, che spesso è invasiva e selvaggia e indesiderata come una tag a fat su un portone dell&#8217;800. Solo che i writer lo fanno senza chiedere alcun permesso e pubblicizzando sé stessi, non un prodotto.</p>
<p><strong>La calligrafia professionale, sopratutto nel nostro territorio, è una disciplina piuttosto atipica per i tempi che corrono, quali sono state le tappe fondamentali del tuo percorso capaci di convogliarti in una scelta così curiosa?</strong><br />
Questo non è esattamente vero. Vengo da un viaggio di circa un mese in cui ho insegnato calligrafia in California e ti posso assicurare che la tradizione del lettering manuale da quelle parti è più viva che mai, fa parte della loro storia. Ci sono molti sign painters che lavorano a pieno ritmo, alcuni di loro sono anche calligrafi. Certo, la maggior parte di quelli che ho conosciuto appartengono ad una generazione precedente alla mia e ho notato che tendono a divulgare il più possibile la loro conoscenza perchè non vada perduta. Posso essere d&#8217;accordo sul fatto che in Italia sia un mestiere poco diffuso, o meglio poco conosciuto; se facciamo bene attenzione alle etichette del vino, al packaging nei supermercati, alle head pubblicitarie e alle copertine dei libri, specialmente all&#8217;estero, possiamo accorgerci di quanta calligrafia c&#8217;è intorno a noi. Dico spesso che metà del mio lavoro consiste nello spiegare che lavoro faccio. È ovvio che più il lettering e la scrittura sono presenti nelle scuole di design, maggiore sarà la sua diffusione. Negli ultimi dieci anni ho lavorato molto in questo campo, tutt&#8217;ora ho in programma una docenza di lettering nel corso di Art Direction allo IED ed ora vedo molti &#8220;aspiranti calligrafi&#8221;, soprattutto grazie ai social network. Forse è dovuto allo spirito di emulazione, forse è qualcosa di ciclico, ma in questo appiattimento digitale diffuso è normale che si cerchi un lavoro da fare con le mani, una dimensione più &#8220;umana&#8221; e allora ecco rispuntare vecchi torchi tipografici, l&#8217;incisione, l&#8217;illustrazione tradizionale ed il lettering fatto a mano. Spesso sono giovani, magari ex writer che stanno cercando una strada diversa dal graphic design. Quello che manca però è la conoscenza della storia della scrittura, c&#8217;è un approccio un po&#8217; superficiale che non andrebbe educato. Con l&#8217;insegnamento queste lacune possono essere parzialmente colmate, mentre per raggiungere un livello decente è necessaria molta pratica e molta curiosità. Io ho semplicemente seguito quello che è sempre stato il mio istinto. Un amico una volta mi ha detto: &#8220;però è pazzesco se ci penso, c&#8217;è chi fa il regista, chi il designer, chi il consulente&#8230;tu fai Luca Barcellona!&#8221;</p>
<p><strong>Secondo te è giusto affermare che &#8220;prendendo il proprio piacere sul serio&#8221; e facendone il leitmotiv della propria vita è possibile divertirsi in maniera funzionale? Come vedi colui che si confronta con la realtà grafica e illustrativa nel 2013?</strong><br />
Per quanto mi riguarda &#8220;piacere&#8221; non significa necessariamente &#8220;divertimento&#8221;.  Il lavoro richiede sempre una certa dose di impegno da cui non puoi prescindere e, anche se conosco a menadito alcune forme, non potrei mai ottenere alcun risultato se ogni giorno non passassi qualche ora a riprovare le stesse lettere con altri strumentI, con una diluizione della tempera diversa, con una velocità d&#8217;esecuzione più rapida o con una carta più ruvida o meno assorbente. Le possibilità sono infinite e vorrei conoscerne il più possibile, per non parlare delle interazioni con la tecnologia. In generale poi, avere a che fare con i clienti che vogliono un logo ma non sanno darti dei riferimenti stilistici, o spiegare cosa vogliono, non è proprio uno scherzo. Penso che il difficile sia mantenere la passione, per questo è necessario, di tanto in tanto, fare qualcosa per sè, misurarsi davvero con sè stessi, domandarsi &#8220;ma io ora cosa farei per me, senza una committenza?&#8221; e non cadere nella trappola lavoro-soldi-lavoro. Questa formula è pericolosamente necessaria, ma uccide qualsiasi forma d&#8217;arte.</p>
<p><strong>Che rapporto hai con i nuovi strumenti grafici digitali? Si riesce a trovare un equilibrio tra il tavolo da disegno e il sempre più indispensabile computer?</strong><br />
Oggi per moltissime persone la parola &#8220;lavorare&#8221; è sinonimo di una giornata passata davanti ad un monitor, guardando dei siti, scrivendo mail, usando dei software. Molte delle capacità che l&#8217;essere umano ha sviluppato nei secoli stanno brevemente venendo sostituite e delegate a delle macchine, come molti avevano preventivato in passato. Il computer è utilissimo, quasi indispensabile direi, ma cerco di mettermi nella posizione di poter creare degli artwork anche senza il bisogno del digitale. Non uso tavolette grafiche, amo la carta l&#8217;inchiostro, aspettare che un lavoro asciughi, gli errori sui fogli che vanno stracciati e i lavori da ricominciare daccapo. Lo scanner è un elettrodomestico utilissimo per inviare ed archiviare i lavori e isocial network sono validi per promuovere i progetti in brevissimo tempo, ma è un attimo venirne risucchiati, in bolle extratemporali in cui le ore passano davanti allo schermo per poi chiedersi &#8220;ma cosa ho fatto oggi?&#8221;. Abbiamo degli strumenti, ma nessuno ci ha spiegato come e soprattutto quanto usarli. Anzi, più stiamo attaccati a Facebook meglio è, per alcune persone. Fanno milioni di dollari sui nostri like e sui nostri c***o di video postati ogni giorno. Non serve demonizzare i social o i device o fare gli splendidi facendo credere che ne si è fuori. Ognuno di noi sa quando sta cazzeggiando, quando è ora di fare altro e di produrre qualcosa, quindi è semplicemente importante ascoltare la nostra voce, dare un senso a questa innumerevole quantità di informazioni a cui abbiamo accesso e lasciare il nostro segno, che deve essere una rielaborazione della nostra esperienza, quindi della nostra esistenza.<br />

<a class="thumbnail" data-fancybox-group="gallery" href='http://www.zamenhof.it/arte/zamenhof-incontra-luca-barcellona/attachment/zamenhof-incontra-luca-barcellona_1/' title='zamenhof-incontra-luca-barcellona_1'><img width="320" height="180" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/04/zamenhof-incontra-luca-barcellona_1-320x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="zamenhof-incontra-luca-barcellona_1" /></a>
<a class="thumbnail" data-fancybox-group="gallery" href='http://www.zamenhof.it/arte/zamenhof-incontra-luca-barcellona/attachment/zamenhof-incontra-luca-barcellona_2/' title='zamenhof-incontra-luca-barcellona_2'><img width="320" height="180" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/04/zamenhof-incontra-luca-barcellona_2-320x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="zamenhof-incontra-luca-barcellona_2" /></a>
<a class="thumbnail" data-fancybox-group="gallery" href='http://www.zamenhof.it/arte/zamenhof-incontra-luca-barcellona/attachment/zamenhof-incontra-luca-barcellona_3/' title='zamenhof-incontra-luca-barcellona_3'><img width="320" height="180" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/04/zamenhof-incontra-luca-barcellona_3-320x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="zamenhof-incontra-luca-barcellona_3" /></a>
<a class="thumbnail" data-fancybox-group="gallery" href='http://www.zamenhof.it/arte/zamenhof-incontra-luca-barcellona/attachment/zamenhof-incontra-luca-barcellona_4/' title='zamenhof-incontra-luca-barcellona_4'><img width="320" height="180" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/04/zamenhof-incontra-luca-barcellona_4-320x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="zamenhof-incontra-luca-barcellona_4" /></a>
<a class="thumbnail" data-fancybox-group="gallery" href='http://www.zamenhof.it/arte/zamenhof-incontra-luca-barcellona/attachment/zamenhof-incontra-luca-barcellona_5/' title='zamenhof-incontra-luca-barcellona_5'><img width="320" height="180" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/04/zamenhof-incontra-luca-barcellona_5-320x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="zamenhof-incontra-luca-barcellona_5" /></a>
<a class="thumbnail" data-fancybox-group="gallery" href='http://www.zamenhof.it/arte/zamenhof-incontra-luca-barcellona/attachment/zamenhof-incontra-luca-barcellona_6/' title='zamenhof-incontra-luca-barcellona_6'><img width="320" height="180" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/04/zamenhof-incontra-luca-barcellona_6-320x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="zamenhof-incontra-luca-barcellona_6" /></a>

<p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;unica cosa buona che c&#8217;è di globale, è la simmetria di gauge</title>
		<link>http://www.zamenhof.it/musica/lunica-cosa-buona-che-ce-di-globale-e-la-simmetria-di-gauge/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 May 2013 12:23:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamenhof Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>È tutta colpa di internet. Non posso biasimarmi nel considerare che, se la teoria di gauge ha senso di esistere, la banda larga ha distrutto il gusto personale di ognuno &#8230;</p><p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È tutta colpa di internet. Non posso biasimarmi nel considerare che, se la teoria di gauge ha senso di esistere, la banda larga ha distrutto il gusto personale di ognuno di noi traghettandolo in un edulcorato, asettico e populista mercato in cui conta solo ciò che è spinto meglio di tutto il resto.</p>
<p>E tutto ciò che si parli indistintamente di mainstream o di underground.</p>
<p>È troppo presto, quindi, per chiedersi che cosa sia effettivamente cambiato nell&#8217;industria musicale di questi ultimi anni? Assolutamente no. Possiamo concederci il lusso di constatare a quale livello di intromissione siano arrivati, per esempio, i vari siti e le varie lobbies del mercato discografico, anche quando si parla della più sconosciuta tra le scene? Chiaramente si, anche con il rischio di apparire assolutamente impopolari, in questi anni in cui la classifica di fine anno di Rough Trade conta molto di più di qualsiasi ascolto ripetuto e cosciente di un disco.</p>
<p>Mi spiego meglio.</p>
<p>È risaputo che nell&#8217;industria delle major, del mainstream e delle classifiche di vendita generali ci siano dei poco genuini volumi di affari che vengono messi in movimento principalmente da chi vuole che il proprio prodotto arrivi al top; così inizia il ben noto bombardamento sui canali tradizionali di pubblicità, con facce e canzoni che nessuno riuscirà più, da quel momento, ad evitare.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4554" alt="lunica-cosa-buona-che-ce-di-globale-e-la-simmetria-di-gauge_2" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/lunica-cosa-buona-che-ce-di-globale-e-la-simmetria-di-gauge_2.jpg" width="640" height="427" />Il problema, a mio parere, è che tutto ciò è stato peggiorato a livello esponenziale dall&#8217;attuale mercato globale che ha subito adottato la rete e le sue, forse incomprese, possibilità come mezzo predefinito su cui far circolare l&#8217;infinita mole di informazioni che vi è al suo interno.</p>
<p>Ma come funziona tutto ciò? Come un sistema di stampo mafioso vero e proprio, in cui abbiamo attività di compravendita delle classifiche, dei blog e soprattutto delle distribuzioni. Ogni giorno sbucano &#8220;nuovi artisti emergenti&#8221; che ci vengono proposti come geni imperdibili, con le foto giuste, che hanno la pagina web superfiga e schizzano subito primi in certe classifiche, apparendo nei podcast di tendenza, venendo mixati su Resident Advisor e in tutti gli altri cyber-luoghi che contano.</p>
<p>Ho avuto modo di informarmi su come funzionava la distribuzione prima dell&#8217;avvento di internet, nella passata e antica era discografica, circa 15 anni fa.</p>
<p>Semplicemente se facevi musica e qualcuno ti ascoltava e magari piacevi a chi ti sentiva suonare in giro, potevi trovare chi ti produceva e poi ti stampava. Tutto questo perché c&#8217;era chi voleva la tua musica, magari anche solo un centinaio di persone che ti apprezzavano e compravano. Tutto ciò è particolarmente chiaro addentrandosi nei numerosi mercatini in giro per tutte le città, in cui si trovano dischi che ti fanno pensare &#8220;ma perché qualcuno stampò sta roba?&#8221;. Il disco poi, se non era nato per il grande mercato poco importava; sarebbe finito nella camera di qualche collezionista o flippato.</p>
<p>Oggi è tutto capovolto. La pubblicità gira intorno a siti come RA, Juno e Beatport. Loro comandano le tendenze, gli ascolti e le classifiche mentre noi, utenti web che leggiamo e ci informiamo in mezzo a post-tendenze e neo-interpretazioni, crediamo di aver scoperto chissà quale genere, chissà quale sottocultura e ci lasciamo guidare.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4555" alt="lunica-cosa-buona-che-ce-di-globale-e-la-simmetria-di-gauge_3" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/lunica-cosa-buona-che-ce-di-globale-e-la-simmetria-di-gauge_3.jpg" width="640" height="320" />Perché il problema è che tutto si è spostato dal mainstream a l&#8217;underground.</p>
<p>Non si può neanche più sapere cos&#8217;è veramente l&#8217;underground, perché sono gli artisti stessi che spesso pagano per essere definiti come tali. Possiamo anche metterci a ragionare su che cosa voglia davvero dire questa parola, &#8220;underground&#8221;: personalmente ritengo che stia ad indicare semplicemente la differenza d&#8217;intenti per cui qualcosa viene concepito, altrimenti non vi è nessun&#8217;altra distinzione in un mondo in cui tutti ballano tutto perché possono trovarlo con un click.</p>
<p>Delle persone, quindi, hanno deciso che il web 2.0 ed il suo potenziale potesse essere utile per i loro affari economici ed è scappata di mano la cosa a loro ma soprattutto a noi. Qualcuno potrebbe anche pensare che il web stesso, dal beta al 2.0, sia stato concepito proprio per questo, se non fosse che stiamo parlando di qualcosa che è nato dal concetto stesso di libertà.</p>
<p>Facciamo un esempio: negli anni &#8217;90 e &#8217;00, quand&#8217;ero ragazzino e guardavo MTV o ascoltavo Radio Deejay, seguivo ciò che essi diffondevano credendola l&#8217;unica musica esistente degna di essere ascoltata in quanto, semplicemente, era l&#8217;unica che veniva passata. Questi mezzi sono stati culturalmente fondamentali per la diffusione di una concezione valida fino ad oggi. Negli anni seguenti, mi sono accorto che esisteva tutto un altro mondo sotterraneo e nascosto che pulsava e mi incuriosiva; a quel punto ho deciso di buttarmi a capofitto nel solo ascolto di tutto ciò che in radio e in tv non sarebbe mai passato e ho iniziato a cercare spasmodicamente gli artisti più oscuri e scostanti.</p>
<p>Oggi però cosa cambierebbe se un artista andasse in heavy rotation tutto il giorno sui media tradizionali oppure venisse comprato da 25 &#8220;adepti&#8221; in tuttoi il mondo? La televisione non detta più legge in fatto di tendenze; è la condivisione su FB che eleva o relega un disco e un personaggio.</p>
<p>Capite il problema? Si è sconvolto il normale metro di misurazione della concezione musicale.</p>
<p>La musica è diventato affare per gli occhi che si fanno torturare dalla vistosità di Rihanna e dalla lussuria di Lady Gaga, come dall&#8217;eclettismo dei Die Antwoord e dell&#8217;etereità di Grimes.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4556" alt="lunica-cosa-buona-che-ce-di-globale-e-la-simmetria-di-gauge_4" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/05/lunica-cosa-buona-che-ce-di-globale-e-la-simmetria-di-gauge_4.jpg" width="640" height="360" />Se alla globalizzazione si risponde solo con la localizzazione e l&#8217;autoproduzione, allora ben vengano le esperienze di certi artisti che hanno preferito condividere la loro musica in free download sul web come il rapper americano Blu oppure i noisers californiani Death Grips, che hanno così aperto le porte ad un sistema basato solo sullo &#8220;share&#8221; (salvo poi tuffarsi in un hype che ha fruttato in visibilità).<br />
Ne sa qualcosa anche Alessio Bertallot che con RaiTunes ha creato il B-Side contemporaneo, integrando il media radio con podcast, playlist di Youtube e Facebook, in modo da creare una vincente collaborazione tra media diversificati per indole e fruizione senza relegare nessuno di essi alla mera consolazione antiquata o futurista.</p>
<p>Rendersi conto che non è pienamente positivo se qualcuno fino a ieri si ascoltava i Bon Jovi, cinque anni fa ha scoperto i 30 Second To Mars ed oggi spende 35 euro per andare a sentire i Bring Me The Horizon, come qualcuno che andava a ballare il latino americano, poi ha scoperto Coccoluto ed oggi paga 30 euro per una serata di Vitalic. Nessun cammino cosciente: è il lavaggio del cervello a suon di colpi di click e condivisione.</p>
<p>Quindi semplicemente basterebbe non permettere a Rough Trade e compagnia di farti credere che Grimes e Django Django siano diventati in un pomeriggio la tua musica preferita, da condividere fino alla nausea sulla tua bacheca.</p>
<p>Fino al prossimo trend.</p>
<p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Enigma, la strana vita di Alan Turing</title>
		<link>http://www.zamenhof.it/fumetti/enigma-la-strana-vita-di-alan-turing/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 01:08:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamenhof Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fumetti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La biografia di personaggi illustri è uno dei filoni con i quali le case editrici nostrane cercano di far soldi sfruttando il rinnovato interesse dei lettori italiani per i fumetti. &#8230;</p><p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La biografia di personaggi illustri è uno dei filoni con i quali le case editrici nostrane cercano di far soldi sfruttando il rinnovato interesse dei lettori italiani per i fumetti. Tanti libri dei quali potevamo fare tranquillamente a meno (vedi tutta la <a href="http://www.bluewaterprod.com/search.php" target="_blank">produzione a tema</a> della <strong>Bluewater</strong>) con qualche eccezione. Enigma, nel quale Tuono Pettinato (che ha collaborato con Francesca Riccioni) ci racconta la storia del matematico inglese Alan Turing, è una di queste eccezioni.</p>
<p>Il fumettista pisano disegna la vita del genio che ha dato un contributo fondamentale alla nascita dell&#8217;informatica, quella di un uomo fuori dagli schemi condannato alla castrazione chimica per omosessualità nell&#8217;Inghilterra del 1950. La sapienza divulgatrice di Francesca, il tratto inconfondibile di Tuono &#8211; che sceglie una tricromia acida &#8211; e la sua capacità di cogliere l&#8217;ironia del personaggio, ci regalano un gran bel libro.  Un libro, e qui cito la coautrice livornese, &#8220;che non è solo la biografia di uno scienziato, ma un libro sulla conoscenza, conoscenza come ricerca, come coscienza di sé stessi, di sé stessi in relazione alla società e alla storia, è un libro che parla del cambiamento di paradigmi fondamentali, sulla lentezza con la quale possiamo e riusciamo a cambiarli&#8221;.</p>
<p>Le vicende sono quelle di uno studente &#8220;disattento, sfrontato, polemico, indisciplinato, un continuo oltraggio al codice di abbigliamento&#8221; come lo definiscono i professori di Sherborne, ma &#8220;soprattutto geniale, cosa che peggiora la situazione&#8221;. Negli anni Trenta la matematica si trasforma, si apre al caos, alla libertà, all&#8217;intuizione, lascia le vecchie certezze e comincia ad avviarsi su un terreno instabile. Nel 1936 Turing introduce il concetto di macchina automatica applicata al calcolo pubblicando un articolo che farà storia e segnerà un passo importantissimo per la società umana, On computable numbers. In realtà la sua intenzione è quella di dimostrare l&#8217;insolubilità del problema di decisione, ma il modello di calcolo che immagina serve da base fondamentale per lo sviluppo dell&#8217;intelligenza artificiale. Trovandosi a vivere l&#8217;epoca tragica della seconda guerra mondiale, finisce a collaborare con l&#8217;esercito inglese, impegnato a costruire Colossus, il cervello elettronico che decritta il sistema di codificazione delle informazioni militari del Reich (Enigma) e contribuisce alla sconfitta dei nazisti.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4548" alt="enigma-la-strana-vita-di-alan-turing_1" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/04/enigma-la-strana-vita-di-alan-turing_1.jpg" width="640" height="430" />Come ricompensa per i servizi offerti alla patria, l&#8217;Inghilterra lo condanna per omosessualità. Dovendo scegliere tra la galera e la terapia riabilitativa, preferisce sottoporsi alla castrazione chimica che gli fa crescere il seno e lo porta al suicidio. Al tempo del college il giovane Turing vive una storia d&#8217;amore molto intensa con un compagno di studi, a base di avvistamenti di nebulose planetarie e calcoli di orbite di comete con 11 equazioni e 10 incognite. Una storia che finisce male, con una morte prematura per tubercolosi. Nel 1950 è lui stesso a dichiararsi omosessuale davanti alla polizia che indaga su un furto ai suoi danni, incapace di vivere clandestinamente la propria condizione. Gli effetti devastanti della terapia ormonale lo portano alla depressione e ad una morte singolare che lascia aperte molte incognite e che lo consegna definitivamente alla storia. Martedì 8 giugno del 1954 Alan Turing si avvelena con un unico morso ad una mela all&#8217;arsenico, in onore ad un&#8217;ossessione per Biancaneve e i 7 nani che lo scienziato si porta dietro fino dal 1939.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4549" alt="enigma-la-strana-vita-di-alan-turing_2" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/04/enigma-la-strana-vita-di-alan-turing_2.jpg" width="640" height="430" />Il morso di Turing resta avvolto dal mistero, la delusione per il mancato riconoscimento del suo lavoro da parte della comunità scientifica (visto che i suoi lavori erano in gran parte coperti dal segreto militare)? Un&#8217;uscita di scena teatrale per fare un&#8217;ultima pernacchia ai bigotti che lo hanno condannato a causa della sua non omologazione? Il semplice caso beffardo? La mela morsicata invece diventa un simbolo della tecnologia del 21esimo secolo, grazie a Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne che nel 1976 la scelgono come logo della Apple.</p>
<p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>L’angolo del pervertito: Youtube Sensation</title>
		<link>http://www.zamenhof.it/features/langolo-del-pervertito-youtube-sensation/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 13:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Henry Albert</dc:creator>
				<category><![CDATA[Features]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il video nel quale io e il mio coinquilino diventiamo donne è in fase di pre-editing, nel senso che devo ancora girarlo. Incompatibilità di orari (in pratica ci diamo il &#8230;</p><p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il video nel quale io e il mio coinquilino diventiamo donne è in fase di pre-editing, nel senso che devo ancora girarlo.<br />
Incompatibilità di orari (in pratica ci diamo il cambio a letto la mattina) e generale mancanza di tempo hanno purtroppo postposto la data di pubblicazione. Però non disperate, ci fotteremo la testa quanto prima.</p>
<p>Intanto, per spianare il terreno, mi sono andato a cercare altri video malatoni, usando un motore di ricerca molto particolare. Invece di perdermi in siti onion o hidden wiki mi sono fatto un giro su Youtube.</p>
<p>Ho trovato delle cose spaventose &#8211; troppe, da elencare in un solo articolo.<br />
Ho deciso di mostrarvene alcune, divise in categorie; quattro, per la precisione. Perché quattro?</p>
<p>E&#8217; il numero delle cose terrene: stagioni, punti cardinali &#8211; ed elementi.</p>
<p>All&#8217;apice di uno stimolo creativo senza eguali, ho deciso di scegliere qualche video per ogni elemento: terra, aria, fuoco e acqua.<br />
Ganzo.</p>
<hr />
<h2>Terra</h2>
<p>Ad un certo punto della mia vita mi sono reso conto che non avevo mai visto delle <em>vere</em> sabbie mobili &#8211; solo rendizioni cinematografiche e fumettistiche.<br />
Stanco di una vita di menzognera apparenza, mi sono messo a cercare &#8220;quicksand&#8221; su Youtube. Animato da un sincero spirito di ricerca scientifica, ho iniziato a fare caso ai video correlati solo al terzo polpettone di stronzate di Bear Grylls.<br />
Mi è bastato un click per scoprire che c&#8217;è gente che si eccita a vedere ragazze annegare nella melma. Il numero di video sul tema è sconvolgente.<br />
Ve ne posto due. Uno è il video con più&#8217; visualizzazioni (108.179) e, di conseguenza, il primo che ho visto. Il secondo è un capolavoro minimale di produzione giapponese, una nazione che a quanto pare ama dare il meglio di se nelle cose peggiori. La mutandina candida che si intravede durante la caduta (0:15) è per me l&#8217;espressione più compiuta della sensibilità cultural-erotica nipponica.</p>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="705" src="http://www.youtube.com/embed/hMAP4OqNh-A?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="529" src="http://www.youtube.com/embed/jFUCNtNNRVk?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Se le clip non vi bastano e volete dei lungometraggi cliccate <a href="http://www.quicksandvisuals.com/welcome.html" target="_blank">qui</a>. I prezzi variano tra i 40 e i 45 dollari.</p>
<hr />
<h2>Aria</h2>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="705" src="http://www.youtube.com/embed/LQ0HK_ZUljE?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Manco mi ricordo come ci sono arrivato, a questa roba. La prima volta ho degnato il video di neanche dieci secondi di attenzione: mi sembrava semplicemente una donna in carne che gonfiava la pancia a dismisura. Poi ho letto questo scambio di commenti e ho capito che c&#8217;era qualcosa che di strano nelle oltre 200.000 visualizzazioni.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4519" alt="langolo-del-pervertito-youtube-sensation_1" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/04/langolo-del-pervertito-youtube-sensation_1.jpg" width="768" height="217" /><br />
Il belly inflation è un fetish di tutto rispetto che comporta <em>davvero</em> il ficcarsi una pompetta in culo per riempirsi la pancia d&#8217;aria. Un punto d&#8217;incontro notevole tra <a href="http://youtu.be/EqMxEBFfIHI" target="_blank">la gente che si arrapa per i palloncini</a> e <a href="http://youtu.be/BC38mqpB9jQ" target="_blank">quella che vuole vedere le donne ingrassare</a>.<br />
Per una guida completa, fate riferimento a questo ottimo &#8211; e lunghissimo &#8211; <a href="http://www.bizarremag.com/fetish/fetish/9721/inflation_fetish.html?xc=1" target="_blank">articolo</a> di Bizarre Mag.</p>
<hr />
<h2>Acqua</h2>
<p><strong>AVVERTENZA</strong>: in questo video due tipe che sembrano l&#8217;ultimo anello della catena alimentare delle pornostar parlano brevemente di un certo spit fetish e poi si scambiano saliva &#8211; nel senso più letterale possibile del termine. Se leggere queste righe vi ha già schifati non guardate il video.</p>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="529" src="http://www.youtube.com/embed/4hl5Tv_ylM8?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Non avevo niente nei miei appunti che potesse essere inserito in questa categoria. Ho cercato &#8220;spit fetish&#8221; su Youtube e ho risolto il problema. Il video che avete appena visto (oppure evitato) é il primo risultato della ricerca.<br />
Ho trovato anche una <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ytptfF36mmc&amp;feature=share&amp;list=PL5EC5738AF910C6F2" target="_blank">playlist da 72 video</a> (a tratti esilarante) e vari siti dedicati &#8211; eccone <a href="http://www.spitting-girls.com/index-en.htm" target="_blank">uno</a>.</p>
<hr />
<h2>Fuoco</h2>
<p>So cosa vi aspettavate. Si, c&#8217;è a chi piacciono le ustioni di terzo grado. E magari neanche se ne vergogna e commenta allegro e arrapato video tragici.<br />
Ma su Youtube non esiste niente che sia prodotto <em>specificatamente</em> per questi malatoni. Oppure non ho cercato abbastanza.</p>
<p>Quello che ho trovato, invece, sono questi commenti</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4520" alt="langolo-del-pervertito-youtube-sensation_2" src="http://www.zamenhof.it/wp-content/uploads/2013/04/langolo-del-pervertito-youtube-sensation_2.jpg" width="768" height="257" /><br />
In risposta a questo video, forte di 58.611 visualizzazioni.</p>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="705" src="http://www.youtube.com/embed/17fcVf5L61o?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Il collo è sicuramente una parte sensuale del corpo. Le vene possono piacere. Ma guardare solo quelle mi pare un&#8217;esagerazione.<br />
C&#8217;è chi non la pensa come me, però. Il loro numero deve essere consistente, considerando che esistono anche <a href="http://www.youtube.com/watch?v=dVqcMdeJsKY&amp;feature=share&amp;list=UUInfdFsiQvEH_35EqGBjRSw" target="_blank">varianti maschili</a> e <a href="http://youtu.be/d-0-MUraclQ" target="_blank">arteriose</a> del fetish.</p>
<p>Questi qua hanno proprio il <em>fuoco nelle vene</em>!</p>
<p>Lo so che sono patetico, infatti me ne vado.<br />
Però torno presto.</p>
<p>Alla prossima.</p>
<p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Cosa è Hipster?</title>
		<link>http://www.zamenhof.it/features/cosa-e-hipster/</link>
		<comments>http://www.zamenhof.it/features/cosa-e-hipster/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 14:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Nerini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Features]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Susan: &#8216;Uno dei dottori che conosce Mark ha una teoria secondo cui le cellule reagiscono alla musica. Sta cercando di ottenere dei fondi per suonare musica alle cellule malate&#8217;. Charles: &#8230;</p><p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Susan: &#8216;Uno dei dottori che conosce Mark ha una teoria secondo cui le cellule reagiscono alla musica. Sta cercando di ottenere dei fondi per suonare musica alle cellule malate&#8217;.</p>
<p>Charles: &#8216;Sono sicuro che li otterrà. In giro ci sono un sacco di coglioni che non vedono l&#8217;ora di regalare soldi ad altri coglioni&#8217;</p>
<p>Ann Beattie, Gelide scene d&#8217;inverno.&#8221;</p>
<p>Ogni sera, verso le 19, accendo la tv e su RaiUno c&#8217;è l&#8217;Eredità. La show girl di turno legge un trafiletto da un cartoncino arancione che giustifica una notizia bizzarra. Una ricerca di un&#8217;importante università americana ha riscontrato che il rumore procurato della lancetta dei secondi dell&#8217;orologio del salotto è più simpatico alle tarme da legno rispetto al ticchettio del timer del forno.</p>
<p>La parte bizzarra della notizia ovviamente è che sono stati spesi soldi per una ricerca del genere.</p>
<p>Non serve attraversare l&#8217;oceano per stupirsi; qualche anno fa uno studente del mio ateneo ha vinto un dottorato di ricerca con borsa per scovare le &#8216;rappresentazioni dei peti nella storia dell&#8217;arte&#8217;.</p>
<p>Pur ammettendo che i peti nelle litografie siano per me interessantissimi e l&#8217;argomento potrebbe essere un valido articolo su Zamenhof nella categoria features, non credo sia giusto ricevere dei soldi da un&#8217;istituzione accademica per sviluppare una ricerca del genere.</p>
<p>Quando ho scritto l&#8217;articolo &#8216;<a href="http://www.zamenhof.it/features/emorragie-cadaveriche/">Emorragie cadaveriche</a> &#8211; I rivoli di sangue marcio nella letteratura ottocentesca francese&#8217; non stavo di certo buttando giù delle idee per un possibile dottorato.</p>
<p>Visto che alcuni dei nostri editors, parallelamente al lavoro redazionale, hanno già dei dottorati di ricerca complessi su cui lavorare, per la pubblicazione di oggi avrei pensato di analizzare (come se dovessi preparare, senza pretese, dei punti schematici per scrivere uno statement per un PhD ad un&#8217; università inglese) un tema molto caldo, un oggetto del discorso pericoloso e critico che a molti di noi sta cuore, comunque sia alternativo rispetto alle modalità con cui vengono trattati temi del genere nelle ricerche delle università da cui piace attingere informazioni all&#8217;equipe dei quiz show e alternativo a come è stato trattato in Italia fino ad oggi.</p>
<p>OGGETTO: E&#8217; forse il temine &#8216;Hipster&#8217; un concetto inseribile nell&#8217;analisi dei &#8216;giochi linguistici&#8217; wittgensteiniani? Probabile.</p>
<p>In un primo momento avevo pensato di trattare il tema in maniera diversa, avevo già posizionato alla destra del computer i seguenti testi: &#8216;Matteo Guarnaccia- Ribelli con stile&#8217; e &#8216;Roland Barthes – Il senso della moda&#8217;.</p>
<p>Poi ho pensato a &#8216;Simon Reynolds-Retromania&#8217;, ho provato a sostituire – e ci sono riuscito- la parola &#8216;hipster&#8217; al posto della parola &#8216;estetica&#8217; in molte parti delle prime pagine di questo libricino di merda &#8216;Leonardo Amoroso- Ratio&amp;aesthetica&#8217; dove si parla di &#8216;somiglianze di famiglia&#8217; e poi ho riletto questo <a href="http://online.scuola.zanichelli.it/lezionidifilosofia/files/2010/03/U2-L04_zanichelli_Wittgenstein.pdf" target="_blank">Ludwig Wittgenstein &#8211; Somiglianze di famiglia</a></p>
<p>Wittgenstein in difesa degli hipster? Non proprio. Semmai, in difesa dall&#8217;uso generalizzato e incontrollato del temine Hipster.</p>
<p>DISSERTAZIONE: Nelle Ricerche filosofiche Wittgenstein propone una nuova teoria del concetto, basata sull&#8217;idea di &#8216;somiglianze di famiglia&#8217;. Egli con questa mossa abbandona l&#8217;idea che ogni concetto abbia un&#8217;essenza o sia caratterizzato da un insieme di proprietà necessarie e sufficienti a definire l&#8217;appartenenza ad un concetto (che queste proprietà siano derivate dall&#8217;idea o siano una generalizzazione dall&#8217;esperienza non importa; qui Wittgenstein critica teorie del concetto comuni sia agli empiristi che ai platonisti, e – ovviamente – la visione essenzialista del suo Tractatus logico-philosophicus). La sua trattazione è stringente e l&#8217;argomento si basa su un&#8217;analisi delle effettive differenze tra le proprietà dei vari casi in cui utilizziamo il concetto di &#8216;gioco&#8217;. Nel libro di Amoroso, si parla del concetto di estetica secondo queste modalità.</p>
<p>&#8220;Ma a proposito di parole (e il nostro discorso verterà in non piccola parte appunto sulle parole, pur con tutti i rischi &#8216;nominalistici&#8217; del caso), è anche notevole che un termine tecnico della filosofia, una parola nata come conio erudito in tempi oltretutto abbastanza recenti, abbia conosciuto una così grande fortuna, ben al di fuori dell&#8217;ambito specialistico. Oggi la s&#8217;incontra frequentissimamente per esempio nelle conversazioni quotidiane, nei manifesti pubblici e negli spot televisivi. Così, possiamo iniziare appunto considerando (alla buona, non certo in modo scientifico) in quali situazioni effettive e in quali contesti semantici s&#8217;incontra di solito la parola &#8216;estetica&#8217; o, anche l&#8217;aggettivo &#8216;estetico&#8217;, l&#8217;avverbio &#8216;esteticamente&#8217;, e cosi via. Il significato più consueto di &#8216;estetica&#8217;, nel linguaggio comune, pare essere oggi un significato che fino a non moltissimi anni fa poteva venir considerato secondario. La targa &#8216;istituto di estetica&#8217; su un portone indica solo molto raramente una sede accademica e invece, nella quasi totalità dei casi, un luogo dove si va a sottoporsi a particolari tecniche e all&#8217;applicazione di prodotti appositi per la cura del corpo. Analogamente, l&#8217;aggettivo &#8216;estetico&#8217; si trova frequentemente associato, nello stesso significato, a sostantivi come &#8216;chirurgia&#8217;, &#8216;medicina&#8217;, &#8216;intervento&#8217;, &#8216;trattamento&#8217;, &#8216;ginnastica&#8217;. E&#8217; sempre a quest&#8217;aria semantica che appartengono alcune parole derivate: per esempio il sostantivo &#8216;estetista&#8217; e quello più raro, ma ormai diffuso, &#8216;inestetismo&#8217; (usato per lo più al plurale: &#8216;gli inestetismi della cellulite&#8217;).</p>
<p>Le cure estetiche del corpo hanno per scopo la bellezza? Sì e no. Dipende da cosa si intende per bellezza.&#8221;</p>
<p>CONSIDERAZIONI PERSONALI: Tutto questo excursus sul concetto di estetica mi ha fatto pensare a come il termine &#8216;hipster&#8217; venga utilizzato dinamicamente in contesti semantici variegati in maniera molto molto simile e a come esso si inserisca benissimo come oggetto in un&#8217;analisi delle effettive differenze tra le proprietà dei vari casi in cui utilizziamo questa nozione.</p>
<p>Molto spesso, il termine hipster è generalizzato e costituisce uno scatolone vuoto in cui raccoglie all&#8217;interno qualsiasi cosa debba essere screditata o resa banale, a caso.</p>
<p>Nell&#8217;articolo recente e più celebre sul tema apparso sul New York Times (<a href="http://opinionator.blogs.nytimes.com/2012/11/17/how-to-live-without-irony/" target="_blank">How to Live Without Irony</a>) si ruota attorno all&#8217;idea di uno stereotipo umano che corrisponde universalmente ad una idea assoluta di hipster e se ne critica l&#8217;ironia estremizzante alla base di essa.</p>
<p>Dovremmo realmente riconsiderare l&#8217;identità del concetto e analizzarne tutte le sue sfumature sensibili e le sue evoluzioni storiche, proprio come si è fatto e si è continuato a fare per l&#8217;estetica? Forse sì, anche se nessuno di noi è il nuovo Władysław Tatarkiewicz, perché utilizzare un concetto generalizzato come discredito in opposizione a non saprei che cosa, crea esclusivamente un conflitto sociale volgare e mistificatorio nei confronti di alcuni soggetti in classico stile. Mi fa paura.</p>
<p><a href="http://www.thelmagazine.com/TheMeasure/archives/2012/12/12/berlin-is-trying-to-evict-all-its-hipsters-the-hipsters-respond-by-forming-an-antifa" target="_blank">Berlin is Trying To Evict All Its Hipsters, The Hipsters Have Responded By Forming An Antifa Movement</a></p>
<p>Più volte, da editor-in-chief, mi sono chiesto: qual è un prodotto editoriale hipster? Zamenhof? Se fosse, qual è un prodotto editoriale non hipster che tratta argomenti affini? Parlare di letteratura, cinema è musica è in senso assoluto una modalità da considerare hipster? In che senso hipster? Hipster è un sinonimo di arte liberale?</p>
<p>Buona riflessione.</p>
<p><a href="http://www.zamenhof.it">Zamenhof.it</a>.</p>]]></content:encoded>
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