Apparizioni nell’Hotel Bentinck

Conversazione con il poeta Tim Cockburn

apparizioni-nell-hotel-bentinck_1

Tim Cockburn è nato nel 1985 a Banbury, nell’Oxfordshire, ed è cresciuto a Nottingham. Ha studiato belle arti e scrittura creativa alla Norwich School of Art and Design ed ha conseguito un master in scrittura creativa alla University of East Anglia. Vive a Nottingham, dove lavora come editor e studia la lingua Italiana.

Prima di tutto, una domanda di routine: puoi presentarti ai lettori di Zamenhof? Quando hai iniziato a scrivere poesia? Quali sono le tue maggiori ispirazioni?
Ho iniziato a scrivere a diciott’anni, all’accademia d’arte di Norwich. Ero uno studente del corso di belle arti e avrei dovuto dedicarmi alla scultura, ma invece ho iniziato a scrivere. Fui fortunato, perché nello stesso periodo ebbi la possibilità di incontrare il poeta George Szirtes, che insegnava nella mia accademia e che teneva una lezione aperta all’ora di pranzo, in cui chiunque era invitato a presentare un pezzo di poesia o prosa. A quel tempo cercavo, fallendo, di scrivere un romanzo. Posso immaginare come George – correttamente – non nutrisse alcuna fede in me come scrittore di prosa, ma non insistette comunque per farmi iniziare a scrivere poesia. Non tentò tanto di cambiare il mio percorso artistico, quanto di farmi scoprire il percorso più congeniale a me e farmi capire che l’avevo già intrapreso. Anche se non sono sicuro che ‘ispirazione’ sia il termine giusto, quando ero in accademia ero ossessionato da Philip Larkin, Frank O’Hara, Elizabeth Bishop and Louis MacNeice. A tutt’oggi adoro tutti questi scrittori, anche se la mia relazione con MacNeice è stata forse la più duratura.

apparizioni-nell-hotel-bentinck_2Il tuo primo pamphlet, Appearances in the Bentinck Hotel, è appena uscito per Salt. Dicci qualcosa in più delle poesie che appartengono alla raccolta.
Appearances in the Bentinck Hotel è principalmente una raccolta di brevi poesie d’amore. Non sono partito con l’idea di scrivere una raccolta di poesia d’amore, semplicemente credo che mi venga spontaneo scrivere d’amore. Per la maggior parte scrivo in verso libero, ma ci sono alcuni pezzi in metrica. Tutte le poesie sono state scritte nel corso degli ultimi sette anni. Come detto, queste poesie non sono necessariamente nate per appartenere alla stessa raccolta; sono piuttosto una selezione dei miei pezzi migliori. La maggior parte delle poesie, in realtà, è stata scritta nell’ultimo paio d’anni.

Mi piacerebbe parlare delle tematiche presenti nelle tue poesie. Tutti e tre i pezzi che pubblichiamo su Zamenhof hanno come soggetto l’amore. Mi sembra che sia presente una riflessione sulle relazioni romantiche e su cosa significa farne parte. C’è uno sguardo rivolto all’idea di coppia, vista sia dall’esterno che dall’interno. Puoi dirci qualcosa in più?
Hai ragione, anche se è un punto di vista che non avevo considerato. ‘Pantere’ parla apertamente del tema della coppia. Eppure –  e non lo dico per non assumermi la responsabilità delle mie parole! – non sono partito a scrivere con l’idea di ‘affrontare’ un tema di per sè. Quella poesia in particolare, è semplicemente nata quando ho visto una coppia insieme in un bar e mi è venuto da pensare, “Cristo, ma tu guarda come si comportano questi due!”. Non volevo essere particolarmente critico, ero più che altro stupito e divertito. Forse dipende dal tipo di persone che frequento, ma in genere raramente mi capita di trovare una coppia che sembra far parte della stessa ‘squadra’ o che sembra mirare ad un obiettivo comune. Anzi, spesso l’obiettivo sembra quello di rovinare la presenza dell’altro per tutti gli altri.

Trovo interessante il modo in cui ergi oggetti ordinari a simbolo di sentimenti ed esperienze più ampi. Un carrellino instabile diventa il paradigma di una relazione difettosa. Una canzone pop condensa un intero scambio romantico. Un comodino offre una rappresentazione completa di un’infatuazione. Come scegli questi oggetti? Arriva prima l’immagine o il  concetto che ci sta dietro?
Parto sempre da una singola immagine! La nascita di ogni poesia dipende da se trovo una certa immagine sufficientemente interessante, ma di certo le immagini appaiono indipendentemente! Per questo motivo, anche se non sono particolarmente prolifico, non credo che smetterò mai di scrivere poesia: mi viene spontaneo notare questi strani parallelismi tra le cose. Il mio lavoro come poeta è quello di convincere il lettore che un determinato parallelismo esiste davvero.

Le tue poesie hanno un carattere d’immediatezza, come se le azioni che descrivi stessero accadendo nello stesso momento in cui il lettore appoggia gli occhi sulla pagina. Come fai a creare quest’effetto?
Un modo in cui cerco di produrre un senso d’immediatezza è rivolgendomi direttamente al ‘ricevente’, che sia un’altra persona, come nel caso di ‘Art Deco” o me stesso, come in ‘Promemoria’. Ho sempre ammirato la tecnica di Philip Larkin che inizia una poesia parlando in maniera semplice e diretta per poi inserire una sorpresa linguistica nel testo. Credo che Larkin avesse ben presente il funzionamento delle sue poesie a livello drammatico e possedesse una straordinaria capacità di comprendere quale fosse il momento migliore per inserire un’immagine in una frase per ottenere il più efficace risultato possibile.

Deco

I love you because you are, like love,
a flimsy and preposterous thing,
like a deco bedside cabinet
whose gold trim is coming away,
whose quilted sides are yellow and punctured,
but that you buy anyhow,
if only because, among the serious junk,
its cheerful stab at flair seems
a certain defiance, a retort. 

Art déco

Ti amo perché sei, come l’amore,
una cosa inconsistente e balorda,
come un comodino art déco,
con la foglia d’oro che si stacca,
con gli spigoli bombati, gialli e tarmati,
che uno compra lo stesso,
anche solo perché, in mezzo alle cianfrusaglie,
il suo allegro tentativo di stile ha
un carattere di replica, di sfida. 

Panthers

There is a type of couple I see most nights, a type in which each party
has mistaken the other for a tea trolley with one defective wheel,
so that, rather that sluicing through their evenings, like the svelte, erotic panther,
each seems forever to be coming through with the other,
and you see these couples everywhere, taking turns at steering each other,
at clearing a space for each other, so that even when they’ve made it
through the crowded bar with only minor spillages, and are seated
among friends,
still such couples are liable to mistake each other’s conversation
for a tea trolley with one defective wheel, taking turns at steering
and clearing a space for each other’s conversation,
making sure it doesn’t steal too far one way or the other,
but nudges instead along an obstinate and faintly sad line of best-fit
that extends at least so far as the human animal, which detests
constellating
and consenting to behave like a tea trolley with one defective wheel,
has to lock on its breaks and throw china over the floor. 

Pantere

C’è un certo tipo di coppia che vedo quasi tutte le notti, un tipo in cui ogni membro
è convinto che l’altro sia un carrellino portavivande con una ruota sbilenca,
così, invece di scivolare nella notte come una pantera, snella ed erotica,
ognuno sembra sempre far strada all’altro,
e queste coppie le vedi ovunque, che fanno a turno a condurre l’altro,
per liberare un passaggio, e anche quando riescono
ad attraversare il locale affollato, senza rovesciare quasi niente, e si siedono
tra amici,
ci sta che queste coppie continuino a scambiare la conversazione l’un dell’altro
per un carrellino portavivande con una ruota sbilenca, e facciano a turno a condurre
e a fare spazio alla conversazione l’un dell’altro
e stiano attenti che non deragli troppo in una direzione o nell’altra,
ma che continui ostinata sui binari più opportuni e mogi
che arrivano almeno fin dove l’animale umano, che detesta essere inquadrato
e acconsentire a comportarsi come un carrellino portavivande con una ruota sbilenca,
spinge sul freno, e rovescia tutti i piatti. 

Reminder about the Songs Currently in the Charts

They mean how beautiful and near she is.
Though now each asks no more than to rest
an elbow on your consciousness
as a tired lane swimmer pauses for breath
at the end of the pool, then pushes away again,
when they do it won’t be forever;
they will catch you in some bar or bedroom
and mean how beautiful and near she is. 

Promemoria delle canzoni che sono in top ten al momento

Vogliono dire che lei è bella e vicina.
Anche se ora ciascuna non chiede altro che di appoggiare
un gomito sulla tua coscienza
come un nuotatore esausto che si ferma per riprendere fiato
in fondo alla piscina, e poi riparte,
quando lo fanno non è per sempre;
ti troveranno in un bar o una camera
e ti diranno che lei è bella e vicina.